Solstizio d'Estate

26/6/2013

 

Il 21 Giugno, nel nostro emisfero, è il giorno del Solstizio d'Estate e di conseguenza il giorno più lungo dell’anno. Nel suo moto apparente lungo l'eclittica, il Sole viene a trovarsi alla sua massima declinazione nord (ovvero all'elevazione massima rispetto al piano dell'equatore celeste) di 23,5° circa, con la conseguenza che tutti i punti al nord dell'Equatore restano per un tratto più a lungo nella parte illuminata. Questa netta prevalenza del dì rispetto alla notte determina l'inizio della bella stagione ma più precisamente il solstizio d'estate determina l'inizio dell'estate astronomica.
Il termine "solstizio" deriva dal latino "solstitium", composto da "sol", cioè "sole", e "sistere" ossia "arrestarsi", ed infatti pare quasi che il Sole indugi un po' in questa posizione prima di riprendere il suo cammino discendente, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto sino al 24 giugno, giorno in cui cade la ricorrenza che festeggia San Giovanni Battista.

Apogeo di luce e calore, in questi giorni si esaurisce e muore la Primavera con il suo carico di fiori sfatti ed esplode l'Estate nel trionfo della luce e della pastosità dei frutti, quasi a voler simboleggiare anche la crescita, lo sviluppo ed il mutamento della donna, che dalla freschezza virginea del fiore della pubertà, acquista e conquista l'esuberanza e la maturità della fecondità e della procreazione, nella pienezza consapevole della propria femminilità. La natura verdeggiante e brulicante di vita innalza il suo inno alla luce della quale ora può godere massimamente. È l'inizio di un'epoca di incredibile fertilità: la Terra, ingravidata dalla luce, che è energia e calore entrati in lei per far nascere nuova vita, è piena del prossimo raccolto, il grano e la frutta che nei prossimi giorni maturerà e ciberà le persone e gli animali.
Osservando da illuminati il pane che si mangia, vi si riconosce il sole che l’ha estratto dal grano proprio in questo tempo, quello che arriva a maturazione, ed è questa parola che caratterizza il Solstizio d’Estate, “maturo”. Maturo come il grano, come il Sole che da questo momento in poi vivrà la sua fase decrescente.
Il sopraggiungere del Solstizio d'Estate, grazie anche alla netta prevalenza delle ore del dì rispetto a quelle della notte, inaugura un periodo dell'anno di intensa e fervida attività che non si esaurisce nella sola raccolta dei frutti della terra ormai ben maturi. Il solstizio d'estate inaugura infatti la parte adulta dell'anno e a quest’epoca le premesse germinate in inverno, la parte giovane dell'anno, maturano come opportunità da cogliere con parsimonia ed accortezza.

Nelle giornate dei solstizi sulla linea dei tropici, il Sole è allo zenit e di conseguenza non coesistono le ombre, in quanto la perfetta perpendicolarità dei raggi solari sui corpi non può creare alcuna ombra visibile. Nell’esatto mezzogiorno astronomico, le ombre degli edifici e dei pali scompaiono del tutto ed è possibile osservare l’immagine del disco solare nel fondo dei pozzi, riflesso dall’acqua anche a decine di metri di profondità. Tutte le civiltà del mondo antico davano grande importanza al fenomeno del “mezzogiorno senza ombre” ed attribuivano al fenomeno una valenza magica o divina: non creando ombre, “la luce penetra la Terra fecondandola e infondendo in essa i suoi effetti benefici”. Il Solstizio d’Estate, momento in cui il sole è al suo massimo potere di luce, era perciò simboleggiato anticamente dal matrimonio del Sole e della Luna e celebrava il trionfo della luce. L'ingresso del Sole nel segno zodiacale del Cancro, tradizionalmente casa della Luna, veniva celebrato come le nozze tra i due astri, in cui il sole, il maschile potente e pieno di vitalità, un momento prima del suo inevitabile declino, dona al femminile il suo seme e, attraverso questa unione la vita sulla Terra ha la possibilità di rinascere ancora una volta. Mezzogiorno del cosmo, i due astri, uniti nelle nozze, spargono le loro energie nelle opulenze dei frutti tra il frinire delle solari cicali e il canto dei lunari grilli.

L'opulenza della natura che esplode in questo periodo non deve tuttavia ingannare: anche se le temperature più calde dell’anno giungeranno solo dopo il solstizio estivo, per via dell’inerzia termica, ciò che ha raggiunto il suo massimo può ormai solo decrescere e ciò che è giunto al suo minimo può invece solo cominciare a crescere. Il trionfo della luce che caratterizza il giorno del Solstizio d’Estate preannuncia il lento, impercettibile declino del Sole e apre la porta solstiziale al semestre del Sole discendente, dove regna la Luna e che si concluderà con il Solstizio invernale quando sembrerà “morire” per rinascere come “Sole nuovo”. Luce e Ombra, Sole e Luna, il Dio e la Dea, questo si celebrava nei solstizi e le nozze tra i due astri era un modo per sancire il superamento degli opposti: il Solstizio d’estate si apriva allora come una porta alchemica attraverso la quale, superati gli opposti, i confini non esistono più, tutto si fonde e come nel “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare la realtà si fonde con l’illusione.
Ciò è tanto più palpabile quando il calore del Sole comincia a cuocere i frutti sugli alberi e le lucertole se ne stanno immobili sui muri, allora la terra si dispone in un dormiveglia cosmico. La luce dell’ora meridiana avvolge le forme vegetali e animali e la stessa coscienza degli uomini fluttua in un’atmosfera sognante. I sogni che salgono dall’interiorità appaiono per un istante più concreti dei fatti materiali. Nella notte il sublime delle stelle incombe sulla terra e il vortice siderale risucchia la mente dell’uomo. Nell’osservazione dei pianeti e delle costellazioni si rivela l’ordine cosmico che regge i destini delle cose. È un sentimento arcano quello che rapisce gli uomini nelle calde notti d’estate, quando contemplano la maestà del firmamento. Nell’antichità i solstizi erano i simboli del passaggio o del confine tra il mondo dello spazio-tempo e lo stato dell’aspazialità e dell’atemporalità: al solstizio d’estate, che apre la porta solstiziale al periodo discendente del sole corrispondeva la “Porta degli Uomini”, mentre al solstizio d’inverno corrispondeva la “Porta degli Dei”. Queste Porte rappresentavano simbolicamente il passaggio tra due stati, la luce e le tenebre; il noto e l’ignoto; l’accesso al mistero. Per la prima porta solstiziale, quella estiva, ci si incarnava e si discendeva nel mondo materiale, per l’altra invece, si ascendeva agli stati sopraindividuali. Omero descriveva nell’Odissea (XIII, 109-112. Versione di Rosa Calzecchi Onesti) il misterioso antro nell’isola di Itaca, nel quale si aprivano due porte: “L’antro ha due porte, una da Borea, accessibile agli uomini; l’altra, dal Noto, è dei numi e per quella non passano uomini, degli immortali è la via.”

Il poeta spiega che la porta degli uomini è rivolta a Borea, cioè a nord perché al Solstizio estivo il Sole si trova a nord dell’Equatore celeste; mentre quella degli dei e degli immortali è rivolta a Noto, ovvero a sud, perché l’astro al Solstizio invernale si trova a sud dell’Equatore. Le grotte, le caverne, sono sempre state per l’uomo luoghi sacri, scavati nella roccia a rappresentare il Buio e la Trasformazione. Sono luoghi dove non solo gli adepti vengono iniziati in tutti i più importanti riti di passaggio, ma anche ricettacoli di energia tellurica che può essere trasformatrice e rigeneratrice ma anche terribilmente distruttrice. La porta solstiziale degli Uomini rappresenta proprio il percorso verso questo Antro simbolico, questa incarnazione nel grembo di Madre Terra, il progressivo incedere dello Spirito verso il Buio, l’entrata nel Grembo di Madre Terra, per farsi materia, per dissolvere, vincendo l’oscurità. le contrapposizioni e per armonizzare finalmente gli opposti. La realizzazione superiore dell’essere che ha finalmente vinto le contrapposizioni si concretizza simbolicamente con l’ascesa e il passaggio attraverso la porta degli dei, dove l’uomo che ha finalmente superato le contrapposizioni attinge a una coscienza superiore che gli permetterà di produrre i suoi frutti migliori (opere).
Nella tradizione romana il Custode delle porte, comprese le solstiziali, era il misterioso Ianus (Giano), signore dell’eternità rappresentato con due volti, uno barbuto e l'altro giovanile o femminile a seconda delle interpretazioni. Egli rappresenta l'iniziatore, colui che ruotando sulla sua terza faccia invisibile, cioè l'asse del mondo, conduce alle due Porte Solstiziali, quindi suo è il compito di accompagnare il passaggio da uno stato all'altro. L’etimologia del suo nome conferma questa funzione: Ianus deriva dalla radice indoeuropea *y-a, da cui il sanscrito yana (via) e il latino ianua (porta). Giano estendeva il suo dominio sulla duplice sfera delle entrate e delle uscite, in eterna conciliazione degli opposti: passato e futuro, avanti e indietro, interno e esterno, ecc. Giano esprime nettamente quel preciso momento di passaggio in cui passato e futuro coesistono nel presente; è dunque anche un dio del tempo, un dio del sole che sorge e tramonta e che è quindi cosciente contemporaneamente – grazie alle sue due facce – della notte che si lascia alle spalle e del giorno a cui va incontro.
Nel Cristianesimo sono le feste di San Giovanni Battista (24 Giugno) e San Giovanni Evangelista (27 Dicembre) a essere, invece, in rapporto con i due solstizi. I due San Giovanni hanno sostituito Giano, anche se la ricorrenza solstiziale di dicembre si è andata complicando, perché alla festa giovannea si è sovrapposto lo stesso Natale e il Sole nascente è diventato il simbolo del Cristo Bambino. La somiglianza fonetica tra Janus (Giano) e Joannes (Giovanni in latino) è evidente e porterebbe a ritenere che la collocazione delle feste dei Santi Giovanni in prossimità dei due solstizi non sia stata casuale, ma servisse non tanto a cancellare il culto arcaico, quanto a “riscriverlo” in termini cristiani.
In effetti era alquanto arduo sradicare un costume tanto profondo: gli uomini vivevano i solstizi in maniera coinvolgente, ritenendoli momenti di transizione, nei quali era possibile trasformare e sviluppare la loro condizione interiore; una sorta di transito verso presupposti migliori.»

Tuttavia, al di là di questa ipotesi vi è una certezza: il nome Giovanni deriva dall’ebraico Yehohanan, composto da Yahweh, Dio, e da Hanan, che ha un duplice significato: “misericordia di Dio” e anche “lode a Dio”. Ora, è facile rendersi conto che il primo senso pare convenire in modo del tutto particolare a San Giovanni Battista (Giovanni che piange) e il secondo a San Giovanni Evangelista (Giovanni che ride); si può dire del resto che la misericordia è evidentemente “discendente” e la lode “ascendente”, il che ci riconduce ancora al loro rapporto con le due metà del ciclo annuale.» Se il solstizio d’Inverno simbolizza la mezzanotte dell’anno, il buio della notte profonda e tuttavia il tempo della rinascita del Sole, l’ascesa della luce sia interiore che esteriore, l’Equinozio di Primavera richiama necessariamente alla mente l’alba, il trionfo della luce e del calore solare. Se al Solstizio d’Estate compete l’analogia con il mezzogiorno, il punto culminante, il trionfo della luce e tuttavia l’inizio del suo declino, l’equinozio d’autunno – punto d’equilibrio come l’Equinozio di Primavera – porta inevitabilmente a pensare al tramonto. In effetti, sia all’equinozio primaverile che all’Equinozio autunnale le ore di luce eguagliano quelle di buio, ma i piatti della bilancia pendono ora nel senso opposto: è il momento della rimonta del mondo notturno, compensato dal declino del mondo diurno. Da quest’ultima considerazione si può arguire che mentre la fase umana e profana diminuisce col diminuire della luce (periodo discendente o del Cancro), la fase Divina e spirituale si forma fino a raggiungere il suo apice nel segno del Capricorno il 23 di Dicembre. Gli alchimisti un tempo facevano osservare che vivere è assorbire luce. Per comprenderlo basta guardare le verdure negli orti: prima di verdeggiare erano celate, virtuali, nel seme. E che cosa rendeva seme un duro e ruvido granello? Che cosa rende seme il seme? Il bisogno di luce, il quale, per poco che possa esplode fuori da quella scorza. Il seme è un bisogno di luce, la verdura è quel bisogno che si appaga. Il Solstizio d’Estate e il trionfo di luce che ne deriva inaugurano pertanto il tempo degli uomini: inebriati di luce ora è tempo di agire e sì, cantiamo pure, luce ed estate non durano per sempre.

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