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L'impianto dell'orto

29/6/2013

L’aria fresca di collina giova senz’altro al benessere di chi abita questi posti e tiene lontani gli insetti dannosi alla salute delle piante dell’orto; mantiene anche più umida la terra e ciò permette un notevole risparmio d’acqua sin dalle prime fasi dell’impianto. Tuttavia è solo verso la tarda primavera, quando il sole è al culmine dell’orizzonte, che le piante abbracciano tutta la luce che possono e palpitano di vita nuova: distendono foglie ancora bambine al cielo e puntano radici salde nel terreno fresco e grasso. Qua e là, alcune piante di pomodoro, le più generose o forse le più riconoscenti, dischiudono qualche fiore; ma è ancora troppo presto ed è solo la meravigliosa rivelazione di una promessa che per il momento basta a lenire il cuore dagli affanni patiti nel corso del trapianto fatto ancora una volta a mano, con le schiene curve sui solchi e sui filari.

Tutto intorno ai pomodori trova posto ciò che la cultura millenaria dei nonni e della gente del luogo ha tramandato come ingredienti indispensabili per l’economia di casa e la cucina: previdenti piante di fagioli da consumare secchi in zuppa quando farà più freddo, ma anche fagiolini; peperoni, basilico, sedano, insalate e cetrioli da consumare freschi d’estate quando fa più caldo, crudi e conditi di solo olio e sale perché il loro profumo di campo addolcisca le giornate più torride. Melanzane e cavoli, rapanelli e peperoncini e, per quando l’estate sarà ormai matura, il gratificante sorriso dei meloni gonfi, che senza tregua hanno trasformato ogni raggio preso al sole in prezioso e dolcissimo zucchero. Qua e là ancora piante di miglio per le scope e persino qualche dura pannocchia di granoturco da arrostire con la brace più in là quando è tempo di passata.

Ora che le piantine affollano rigogliose i solchi e offrono le delicate foglie al sole, guardando il luccichio delle foglie ben distese capita di ritrovarsi a sorridere appagati e di pensare a ciò che c’era prima e ciò che invece puoi vedere adesso. Solo poche settimane fa terra e pietre e zolle dure, rese secche dai geli dell’inverno; arie terse e venti capricciosi riottosi di cedere il passo alla danza delle brezze; acqua preziosa e piogge d’aprile che hanno ingrossato le sorgenti della fontana e le acque del canale che scorre accanto ai campi; estenuanti promesse di luce e calore di un sole via via più alto all’orizzonte.
I quattro elementi, a pensarci bene, e il seme come ineluttabile potenza del trascorrere di un elemento attraverso l’altro, perché da un equilibrio preesistente ne nasca uno del tutto nuovo, ma solo attraverso il sapiente ed accorto uso della fatica umana. E su tutto la saldezza della pazienza perché da ciò che era si impari ad attendersi ciò che sarà.

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